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Storia delle Eolie: primi insediamenti e musei

Le Isole Eolie portano tutta la magia ed il fascino mitologico già nel loro nome: sono le isole del dio del vento, "Eolo".

I versi dell’Odissea di Omero (libro X, vv 1-25) poetano la mitologia delle Isole Eolie, terre che hanno ospitato Ulisse reduce dalla guerra di Troia.
Si narra che Eolo lo ospitò e, commosso dal racconto dell’eroe greco, gli fece dono di un otre di pelle dentro la quale erano rinchiusi i venti contrari alla navigazione.
La leggenda vuole che, durante il viaggio, Ulisse fece soffiare solo il dolce Zefiro ma mentre egli dormiva, i suoi compagni, credendo che l’otre fosse piena di tesori, l’aprirono liberandone i venti che scatenarono una terribile tempesta...
I primi insediamenti


I primi uomini si trasferirono nelle Isole Eolie trail 6.000 e il 3.500 a.C.
Nel 1989 a Salina, in località Rinicedda nei pressi di Rinella, vengono ritrovati prima dei cocci di ceramiche di impasto bruno-nerastro (identici a quelli trovati nella zona di Castellaro Vecchio a Lipari) e addirittura una capanna, intatta nel basamento, l’unica ritrovata nell’arcipelago, simile ad altre rinvenute nell’Italia meridionale.

A partire dalla seconda fase del Neolitico eoliano le vicende ed i caratteri degli insediamenti umani attraverso i secoli sono stati ricostruiti grazie all’indagine sistematica e alle intense ricerche condotte in tutto l’arcipelago eoliano da Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier.

I giacimenti archeologici della Rocca del Castello di Lipari evidenziano una successione stratigrafica, per uno spessore massimo di quasi dodici metri, eccezionalmente conservata nei secoli



Intorno al 3000 a.C. arrivò nuova gente, attratta dall'ossidiana, straordinaria risorsa vulcanica di vetro nero taglientissimo che si trovava a Lipari.
Richiamate dalle grandi potenzialità dell'Ossidiana e dalla possibilità di commerciarla, queste genti furono portatrici di tradizioni artigianali diverse e soprattutto di diverse tecniche nella lavorazione della ceramica. Le ceramiche da loro prodotte rivelano interessanti consonanze con le popolazioni al di là dell'Adriatico (Dalmazia e Grecia).

Così nei primi secoli del IV millennio a.C. si possono riscontrare i primi insediamenti sulla Rocca di Lipari. Si sviluppa la cultura di Diana, che prende il nome dalla contrada di Lipari dove sorge l’abitato più esteso di questa fase. Le abitazioni sorgono si in prossimità del mare ma su una fortezza naturale che rivela come, a fianco di una attenzione alle comunicazioni ed ai collegamenti via mare, permanessero problemi in ordine alla sicurezza. Una vera fortezza naturale e certo per questa ragione fu sede delle varie popolazioni che si susseguirono.
I rilevamenti archeologici sono testimonianza viva degli intrecci culturali e delle popolazioni a seconda della dominazione subita.

Sorgono nelle isole di Lipari, Salina, Filicudi e Panarea grandi e popolosi insediamenti di capanne di un tipo del tutto nuovo: tondeggiante, circondato da un muro di pietre e fango.

L'avvento dell'Età dei Metalli

Una recessione economica e demografica si manifestò con l'avvento dell'età dei metalli, la crisi fu progressiva ed inesorabile visto che l'economia di Lipari era legata ad una monocultura - quella della produzione e del commercio dell'ossidiana. Più duttile è invece l’economia di Salina, allora circa 200 abitanti contro i mille di Lipari, che può contare su una terra più generosa, su coltivazioni più redditizie, su selvaggina abbondante e su ricche sorgenti d’acqua
La crisi durò circa mezzo millennio a partire dal 2600.

La Media Età del Bronzo nelle Eolie è rappresentata, fra il 1430 ed il 1270 a.C. circa, dalla cultura del Milazzese, dall’abitato di capanne ovali sull’omonimo promontorio di Panarea, dovuto probabilmente all’arrivo di genti dalla Sicilia orientale, come documenterebbero fra l’altro le strette affinità di forma e decorazione della ceramica locale con quelle della cultura siciliana di Thapsos. Durante la prima metà del XIII secolo a.C., probabilmente intorno al 1270 a.C., gli abitati eoliani della cultura del Milazzese subiscono una violenta distruzione. Solo il Castello di Lipari risulta essere stato sede di insediamenti nella tarda Età del Bronzo, apparendo invece disabitate le altre isole.

Negli anni a cavallo fra il III ed il II millennio incontriamo un nuovo periodo di forte fioritura.
Questo risveglio sembra coincidere con una nuova trasmigrazione di gente che giunge dall'oriente: sono gli Eoli che daranno il loro nome alle Eolie.
Fu solo tra il 1600 e il 1200 a.C. che le isole, grazie all’esperienza marinara e alla fortunata posizione, ritrovano prosperità.
Le Isole avevano anche loro prodotti da esportare come il vasellame ma soprattutto l'allume e lo zolfo e più tardi il caolino e la pomice. L'allume in particolare lo si adoperava in tintoria, per la concia delle pelli e come astringente in medicina. Non dobbiamo dimenticare inoltre i prodotti della terra come il l'olio ed il vino.
Inoltre dovettero contribuire non poco anche alcuni progressi avvenuti nel campo della navigazione grazie alla maggiore capacità di lavorare il legno e si sviluppa una fase di grandi trasmigrazioni che investono tutto il mondo e procedono, in genere, da est verso ovest..
E' proprio l'avvento dell'era dei metalli- e soprattutto la scoperta del bronzo che mette le popolazioni in movimento alla ricerca di aree più ricche di risorse.
A Stromboli nel 1980 viene alla luce, nei presi della chiesa di S. Vincenzo, un villaggio preistorico di capanne risalenti alla prima metà del II millennio a.C. ed è in particolare in località Capo Graziano a Filicudi che questa nuova cultura delle Eolie prende il nome.
Gli scavi nell’area del castello hanno portato alla luce resti che testimoniano i rapporti con il mondo egeo, confermati dalla presenza delle numerose ceramiche. Le mitologie Greche e Romane sono testimonianze rimaste nei secoli, forme di ceramiche e stili di decorazione (locale è la singolare ceramica dipinta policroma, sviluppatasi nella prima metà del III secolo a.C. e della quale è massimo esponete il "Pittore di Lipari").
Fra le terracotte figurate, oltre a quelle di argomento sacrale, numerosissime sono quelle di argomento teatrale come le famose maschere.
Di straordinario interesse è anche la piccola stufa termale (tholos) di S.Calogero a Lipari costruita ad imitazione delle grandi tombe principesche di Micene.

Passa qualche secolo e sul finire del XV assistiamo ad una novità nelle forme dell'artigianato, puntualmente registrato dalle ceramiche che prendono a somigliare a quelle di culture che si ritrovano in Sicilia dando vita ad una fase che da noi prende il nome di “cultura del Milazzese” perchè l'insediamento più tipico è quello del promontorio del Milazzese nell'isola di Panarea. Della stessa era è quello della Portella nell'isola di Salina.

Questo periodo dura meno di due secoli (1430-1270 a.C.) ed è soppiantato da un altro profondo mutamento, questa volta  provocato da gente che proveniente direttamente dalla penisola italica e probabilmente dalle coste della Campania. Sono gli Ausoni, che crearono una nuova crisi nelle eolie, lasciarondone tracce evidenti di incendi nelle rovine. Con il loro arrivo le isole minori caddero nell’abbandono ed in generale la vita nell’arcipelago subì un imbarbarimento che durò per parecchi decenni.

Nel 630 aC - le Eolie vedono aprirsi una nuova fase di sviluppo e di floridezza ad opera dei Cnidi.
Quando arriveranno i Cnidi nel VI secolo a. C. troveranno nell'isola – secondo Diodoro Siculo - solo cinquecento abitanti dei 1600 che ve n‘erano nel l‘850 a.C.. Abitanti che si dicevano discendenti da Eolo. Con i Cnidi usciamo dalla archeologia ed entriamo nella storia delle Eolie.

Sappiamo da Diodoro Siculo che la spedizione che giunse a Lipari nel 580 a.C. era composta oltre che da gente di Cnido, probabilmente di origine dorica, che avevano abbandonato la loro terra nell’Asia minore perché non sopportavano la tirannia del loro re, anche da gente di Rodi.
Inoltre dall'analisi delle tombe  ritrovate e risalenti a questo periodo, emerge che della spedizione dovettero fare parte anche un gruppo di egizi e di greci provenienti dal delta del Nilo.
I cittadini erano divisi in due ordini rispettivamente cooperanti: quello dei marinai e quello dei terrestri. I primi difendevano la patria sul mare e provvedevano al sostentamento del popolo con i prodotti della pesca e, probabilmente, anche della pirateria; i secondi erano contadini, costruttori e pastori e lavoravano a loro volta per tutta la comunità. Le navi, i campi e ogni altra cosa erano di proprietà comune.
Non si sentiva il bisogno di ricorrere al denaro perché gli scambi avvenivano sulla base della distribuzione dei prodotti e delle necessità e tutte le decisioni venivano prese in comune assemblea.
La preoccupazione delle incursioni piratesche doveva rimanere alta se per secoli solo Lipari fu popolata mentre nelle altre isole si andava, a turno, per coltivarle e per la raccolta dei prodotti, sempre scortati e protetti dai marinai.
Particolare viva era la religiosità dei liparesi di cui ci provengono numerose testimonianze alla devozione per Efesto e Eolo.
Nacquero luoghi votivi; sorsero splendidi teatri all'aperto dove si rappresentavano le migliori commedie e tragedie del mondo antico; nonché vere e proprie botteghe d'arte nelle quali tenevano scuola eminenti maestri di pittura, scultura e decorazione; un livello economico molto elevato di cui sicura  ed appariscente documentazione è la ricchezza e la qualità degli oggetti che costituiscono i corredi delle quasi 3000 tombe messe in luce dagli scavi.
Oltre al Pittore di Cefalù operarono a Lipari anche altri maestri della ceramica dipinta che influirono sul Pittore di Lipari e la sua scuola.
I Liparesi cercano nuove alleanze con i cartaginesi che avevano conquistato delle città in Sicilia ed erano attratti dalla posizione strategica delle Eolie.
Fu così che i liparesi si trovarono dentro alle guerre puniche e seguirono le sorti di Cartagine  attirandosi la forte attenzione di Roma che  giudicava indispensabile la conquista delle Eolie per sorvegliare lo Stretto e le coste settentrionali della Sicilia.
Passata Lipari sotto il dominio di Roma, tutti gli edifici che sorgevano sulla rocca di Lipari furono rasi al suolo e i romani fecero dell'Acropoli una fortezza.

Il tempo dei Romani e dei Bizantini (251 a.C. – 838 d.C.)
Le notizie che si hanno non riguardano il protagonismo degli abitanti di queste isole ma il coinvolgimento nelle vicende di Roma come la guerra civile fra Ottaviano e Sesto Pompeo che videro le Eolie teatri di scontri e per i fenomeni naturali come manifestazioni vulcaniche.
Lipari, nella classificazione delle città doveva essere nell’elenco delle “decumane” e quindi doveva pagare ogni anno a Roma la decima parte di tutti i proventi agricoli. Non risulta che oltre  alle richieste economiche, Roma imponesse particolari sistemi di governo per cui Lipari, nel corso della dominazione romana continuò ad essere governata dai suoi cittadini secondo le consuetudini e continuò anche a battere  moneta propria. Comunque, che la comunità fosse entrata in un grave periodo di decadenza lo dimostra  anche la diminuzione della popolazione. Se questa infatti nel IV secolo a.C. doveva ammontare a circa 3000 abitanti con ogni probabilità, al tempo del pretore Verre, questi non dovevano superare i 1200 calcolandoli  sulla base della decima dovuta.

La situazione dovette migliorare negli anni seguenti se Diodoro Siculo  riferendosi  ai tempi di Augusto (31 -14 a.C.) poté affermare che a quell’epoca la città dei Liparéi “raggiunse uno stadio non solo di benessere ma di rinomanza” e mette in risalto quattro elementi positivi che dopo un secolo dalla brutale conquista, dovettero aiutare la ripresa: la portualità, le terme, l'allume, l'agricoltura.
Oltre che nell’acropoli, lentamente Lipari prese ad espandersi anche sulla Civita e nella parte bassa.
Inoltre ad indicare la ripresa del tenore di vita vi sono una serie di costruzione di pubblico interesse, sulla Civita, un grandioso edificio che doveva rappresentare un tempio circondato da un porticato, un edificio termale, una piscina per l’esattezza, è stato rinvenuto sul finire degli anni 80 del secolo scorso, a San Calogero dietro il tholos miceneo.
Nelle isole, oltre a tracce di abitazioni risalenti a questo periodo vanno segnalati lo sviluppo, sopratutto nell'età imperiale, dell'abitato di Didyme, l'attuale Santa Marina Salina con la presenza di diverse ville con pavimenti musivi e pareti stuccate e colorate; un impianto di salina a Lingua con annesso edificio industriale; una grande cisterna a Filicudi del I – II secolo d.C; un abitato di età imperiale romana a Stromboli intorno alla chiesa di San Vincenzo; i cospicui resti a Basiluzzo di una villa romana con pavimenti a mosaico ed una piccola darsena il cui molo in calcestruzzo  è ora interamente sommerso a più di un metro di profondità dalla superficie del mare.

Le truppe bizantine, si impadroniscono della Sicilia ostrogota e fra il 525 e il 553 fu un continuo andirivieni nell’isola di goti e bizantini.
Al Castello, in particolare a fianco alla Cattedrale nell’area del chiostro normanno, sono stati rinvenuti spezzoni di pavimento a mosaico risalenti al periodo bizantino.

I primi anni dell'800 sono quelli in cui gli arabi. Infatti nell' 831 gli arabi conquistano Palermo e le Eolie vengono a trovarsi nella zona di combattimento. Nell’ 835 l’incursione nelle  isole si fa più grave, essi operereranno devastazione, uccisioni, saccheggio e deportazioni e la dispersione delle reliquie di San Bartolomeo.

Già nel VI secolo (573 d.C.), veniva collegata Lipari al culto ed al corpo di San Bartolomeo. Si comincia a sviluppare una tradizione e abbiamo testimonianze diverse che affermano 1.che il corpo fu gettato in mare e tenuto a galla dalle acque che lo sostenevano; 2. che il corpo fu traslato all’isola di Lipari; 3. che fu data notizia ai cristiani perché lo accogliessero; 4. che il corpo fu accolto e sepolto e su di esso fu edificata una grande chiesa.
Stando alle  pie tradizioni che abbiamo citate e comunque alla leggenda dell’arrivo di San Bartolomeo, il 13 febbraio del 264 d.C.  la Chiesa di Lipari era già costituita almeno da qualche tempo e aveva il suo vescovo Santo Agatone.

E’ da supporre che l’occupazione araba si prolunghi fino a quando intorno al 1083 giunsero a Lipari i Normanni.




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